lunedì 17 ottobre 2011

La situazione attuale di Javeh

Quando uscimmo da questo Universo, il nostro Padre Creatore rimase a osservarci mentre effettuavamo l’apprendistato, constatando in questa maniera l’esistenza di altri luoghi oltre all’Universo nel quale lui stesso era inserito.
Anche i suoi figli più prossimi sentivano e riuscivano a captare ciò che stavamo sperimentando: eravamo cioè tutti figli di Javeh, e insieme a lui formavamo una grande rete che ci univa attraverso un meccanismo, ora per voi forse incomprensibile, che ci manteneva assolutamente uniti gli uni agli altri.

I figli di Javeh rimasti in questo Universo cominciarono a capire che, al di là della realtà in cui erano inseriti, esisteva molto di più.
Javeh, piuttosto preoccupato, cercò pertanto di tagliare i legami che ci univano a lui e a loro, ma inutilmente. Noi continuammo il nostro apprendistato sperando che la nostra nuova conoscenza potesse arrivare comunque anche ai nostri fratelli e principalmente a Javeh.
Visitavamo questo Universo, ma a ogni nostra visita Javeh ci riceveva con molta freddezza - non certo come un padre avrebbe accolto i suoi figli che non vedeva da molto tempo - e permetteva che le comunicazioni avvenissero solo se e quando a lui fosse interessato.

Dopo essersene andato dalla Terra, Gesù decise di tornare a Orbum, il pianeta usato per amministrare l’immenso Universo creato da Javeh. Da lì Egli riuniva gli esseri più evoluti e li preparava per aiutarlo aorganizzare il Suo ritorno sul vostro pianeta.
Javeh continuava a non ascoltare i nostri suggerimenti relativi a questo evento. Agiva, e continua ad agire, come se niente esistesse fuori dall’Universo da lui creato.

Noi rimanemmo al fianco del Maestro per aiutarlo nel Suo progetto di ritorno, e ci prodigammo – ancora lo facciamo – per cercare di far capire a Nostro Padre quanto sarebbe stato necessario l’aiuto di Gesù affinché la Terra potesse evolvere da pianeta di espiazione a globo rigenerato.
Javeh non capiva – o meglio, non voleva capire – che, quando ciò sarebbe successo, anch’egli sarebbe stato inglobato nella stessa evoluzione universale che l’avrebbe portato a riunirsi con la sua prima parte, quella rimasta fuori dall’Universo.

La seconda parte di Javeh, bisogna dirlo, di questi tempi sta già abbastanza meglio rispetto al passato, ma non ancora così tanto da potersi riunire con la sua altra parte. Affinché ciò possa avvenire è necessario che Nostro Padre permetta ad altri di venire ad aiutarlo, promuovendo l’evoluzione delle razze qua prigioniere per suo stesso ordine.
Egli ancora non capisce con facilità l’enorme differenza tra la sua natura cosmica e quella di Gesù, fa veramente fatica a comprendere il disinteresse del Maestro nel comandare o dominare ciò che non Gli appartiene, così come la Sua intenzione d’aiutarlo.
Ma, dopo le conseguenze sofferte da Val Ellam per l’annuncio del ritorno – non avvenuto – del Maestro nel recente passato, perlomeno Javeh capì che si stava attuando una pianificazione di cui non era a conoscenza, proprio a causa della mancanza di comunicazione con noi, suoi figli ed ora aiutanti del Maestro.

Dopo che tutto ciò successe, e dopo aver tentato di imporre nuovamente la sua volontà su Ellam – senza riuscirvi – Javeh comprese che con il suo solito metodo, l’uso della forza, niente avrebbe ottenuto. Utilizzò quindi altri medium mandando, attraverso i loro comunicati, ammonimenti a Val Ellam affinché finalmente si assoggettasse alla sua volontà, ma ancora senza alcun successo. Cominciò allora ad accompagnare le attività di Ellam: i suoi scritti, i seminari, gli interventi radiofonici, gli amici e i parenti.

Javeh si accorse che al fianco di Val Ellam stavano esseri che non erano stati creati da lui. Fra di loro, poi, Uno in particolare gliene ricordava un altro, che tempo prima s’era incarnato sulla Terra. Capì che era lo stesso che era stato crocefisso ed era poi uscito dal suo Universo, accompagnato da altri esseri sconosciuti.

Nonostante la presenza di tutti questi esseri mai visti, Javeh non riusciva a comprendere di essere anch’egli solo una delle creature del grande cosmo creato dal Padre Amatissimo.
Decise quindi di cominciare a riaprire i contatti, con noi e con il Maestro, e si dispose ad ascoltare ciò che avevamo da dire a proposito della pianificazione celeste, relativa al processo della reintegrazione cosmica in atto.

Permise perciò che Gesù tornasse sulla Terra e comandasse il processo in questione. Lui – sia ben chiaro – non intendeva abdicare dal suo potere di controllare tutto, ma adesso perlomeno accettava l’aiuto di Gesù. Così funziona la mente del nostro Padre Creatore.
Javeh capì che usando la forza non avrebbe raggiunto alcun risultato. Dopo aver utilizzato per tanto tempo questo metodo, ben pochi risultati infatti erano stati raggiunti nel campo dell’evoluzione collettiva della razza che abitava il vostro pianeta. Al contrario, il Maestro aveva in pochissimo tempo raggiunto esiti da lui mai neppure intravisti.
Concesse quindi al Maestro di intervenire per aiutare tutti quegli esseri ancora imprigionati dalle conseguenze della ribellione luciferina.

Javeh è ancora al comando – e ci chiede di dare risalto a questa informazione – e sta permettendo al Maestro di compiere questa operazione proprio perché ha capito che solamente in questo modo anche lui potrà trarne un beneficio, anche se non ha ancora ben compreso la vicenda della divisione dalla sua altra parte, e il processo che l’ha determinata. Egli pensa infatti di essere unico, e solo il tempo gli permetterà di capire e di adeguarsi alla nuova realtà.

Gesù ben lo sa, e con la pazienza che lo contraddistingue, lo farà comprendere anche a Javeh. Verrà il momento in cui egli finalmente vedrà se stesso per quello che è. E quando ciò succederà, non si rifiuterà più di fare i passi che saranno necessari.



1 commento:

  1. Faccio fatica ad accettare l'idea che noi comprendiamo la duplice dimensione di Javeh e lui, ben più potente di noi, non la capisca.
    Non è che siano tutte fregnacce?

    RispondiElimina

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