Ci sono vari tipi di segnali, diretti e indiretti.
Mi ricordo di una volta, una ventina d’anni fa, in Brasile. Stavo tornando a casa dopo una lunga passeggiata in spiaggia.
Japaratinga, nello stato di Alagoas, è un tipico paesino litoraneo del Nordeste brasiliano: non più di qualche centinaio di abitanti, una grande piazza centrale, le case tutto intorno. Quella dove abitavo io, in quei giorni di vacanza, era una delle tante e per raggiungerla bastava attraversare quella piazza, una grande area aperta. Solo un piccolo ruscello sfilava nel suo mezzo, un filo d’acqua con pochi centimetri di profondità.

Non l’avevo proprio visto, e ritirai istintivamente il piede da dov’era, alzando quasi contemporaneamente il mio sguardo per ringraziare l’anziana donna, ma non la vidi più.
In un nanosecondo girai lo sguardo a 360 gradi, ma della donna non vi era alcuna traccia. Scomparsa. Sparita.
Riguardai il serpentello, sempre in postazione, e pensai ancora un attimo a dove potesse essersi ficcata quella donna. Solo volando avrebbe potuto spostarsi verso le prime case, ad una cinquantina di metri da lì. Attraversai a qualche metro di distanza e tornai a casa. I miei vicini si stavano preparando, tutti, per partecipare a un corteo funebre, una piccola striscia di gente che, come tante altre volte avevo già visto, avrebbe sfilato, a piedi, dalla casa del defunto fino al cimitero, poco distante. Chiesi per educazione chi fosse la sfortunata, e mi descrissero – ne ero stato certo allora - la donna che mi aveva allertato poco prima.
Ecco, quello era un segnale diretto.