mercoledì 12 ottobre 2011

Un luogo dove sviluppare coscienza e conoscenza

Cari lettori, 

vi ricordo che domani 13 ottobre il Gruppo Atlan Italia si incontrerà alla Libreria Esoterica per il suo terzo appuntamento. 


Continueremo insieme il nostro percorso di conoscenza per approfondire i temi di questo blog, ma anche per condividere esperienze e confrontarci sugli argomenti che più ci possono interessare. 

Come sempre la partecipazione è aperta e gratuita. Vi aspetto! 

Libreria Esoterica, Galleria Unione, 1 - 19.00/20.30.


“Prima di credere è necessario comprendere.”













lunedì 10 ottobre 2011

Javeh, la sua creazione e la missione d'amore di Gesù - parte 2

Gesù allora ci spiegò che con il passar del tempo, la seconda parte di nostro Padre si era chiusa sempre più in se stessa, oltre a occuparsi solamente di ciò che succedeva nell’Universo di cui ora anch’egli faceva parte.

Cercate di immaginarvi come tutto avvenne: c’era un essere completo, capace della comprensione delle leggi cosmiche e cosciente della sua natura quasi unificata con il Vero creatore di tutto ciò che esiste nel cosmo. Egli, volendo renderGli omaggio, cominciò a creare cose di cui però non era ancora preparato. Nel creare fu attirato e risucchiato all’interno del suo stesso processo di creazione. In questa lotta si divise: una parte rimase prigioniera all’interno della creazione, un’altra al di fuori.
La parte che rimase fuori aveva coscienza di tutto quello che stava succedendo, ma non poteva né comunicare né interferire con la parte rimasta prigioniera nell’altro contesto evolutivo.

Che fare? Come unire di nuovo le due parti separate? Come era possibile riuscirci, ora che tutto il creato non aveva ricordo né della propria origine né dei propri compiti?

Gesù ci ha fatto comprendere quanto gli fosse difficile comunicare con la seconda parte di Javeh, che proprio non poteva capirlo e non faceva il minimo sforzo per intendere di fatto
cosa fosse successo. La sua unica preoccupazione infatti era quella di mantenere il suo posto di dio creatore dell’Universo nel quale era inserito. Era tutto ciò che gli importava. Non c’era spazio per nient’altro.
Per questo Gesù decise d’incarnarsi nel nostro mondo fisico e, dall’interno dell’opera di Javeh, potergli parlare e fargli percepire la realtà dell’esistenza di altre forme di vita in altri Universi, oltre a quella di un Padre Amatissimo, vero autore di tutto il cosmo.
Gesù sapeva che per attirare Javeh, per farsi ascoltare, sarebbe dovuto nascere qui: in altro modo non vi sarebbe riuscito. Così come era cosciente di quanta resistenza avrebbe trovato di fronte alle sue dichiarazioni.

La missione di Gesù era molto complessa, ma fu anche ricca di risultati: riuscì infatti a contribuire alla comprensione di Javeh, a quella dei ribelli ora incarnati, di quelli astralizzati e anche di quegli esseri che esistono in altre realtà evolutive del regno del Padre.
Cercate ancora di immaginarvi l’audacia di questo essere nell’incarnarsi sulla Terra. Gesù riuscì a influenzare – in maniere differenti – la comprensione di tutti allo stesso tempo, attraverso il suo esempio e le sue parole, insegnando la misericordia e l’amore del Padre. Riuscì a far capire alla seconda parte di Javeh che esisteva altro all’infuori dell’Universo da lui conosciuto.

Nonostante ciò, la seconda parte di Javeh continuava a essere prigioniera di se stessa, desiderando solo di mantenere il controllo e il dominio su tutto ciò che aveva creato. La missione di Gesù, agli occhi di Javeh, non aveva prodotto che pochi risultati. La personalità di Javeh permaneva la stessa: lui comandava e doveva essere obbedito!

Noi, suoi figli, prendemmo quindi una decisione: saremmo rimasti di fianco a Colui che ci aveva mostrato un nuovo modo di vivere la nostra esistenza! Avremmo lavorato in suo nome per cercare di trascinare con noi il nostro Padre Creatore, aiutandolo a comprendere il nostro ruolo in questa esistenza nell’Universo da lui creato.
La nostra premura in verità era quella di approfondire la comprensione di essere parte di un processo che andava molto al di là di ciò che conoscevamo, della realtà di vita pensante al di là di questo Universo e, principalmente, dell’esistenza di un Essere Creatore che controllava tutto, ma con attitudini completamente differenti da quelle che usava Nostro Padre Javeh!
Sapevamo che sarebbe stata una missione difficile, ma in omaggio ai nostri fratelli che erano stati distrutti nel tentativo di comprendere e porre fine a questo Universo e a tutto ciò che in esso esisteva, avremmo dovuto far capire al nostro Padre Creatore che lui era solo una divinità che s’era divisa a metà, e che la parte rimasta qui era quella che non aveva coscienza chi di fatto fosse e rappresentasse.
Decidemmo di rimanere a fianco di Gesù e non ci voltammo indietro. Dovevamo imparare molto sulle leggi di questo Cosmo, apprendere il modo in cui  
gli esseri che erano unificati al Padre Amatissimo affrontavano l’esistenza, capire come avremmo potuto aiutare il nostro Padre Creatore.

Javeh non comprese la nostra scelta, ma per la prima volta rispettò la nostra decisione, cosa che ci sorprese e rallegrò. Restammo allora al fianco di Colui che per noi adesso rappresenta la vita eterna, una nuova prospettiva di esistere a un livello vibratorio giammai da noi immaginato, figli imperfetti come siamo di un padre malato.

In seguito parleremo di come è avvenuto il nostro apprendistato e di come Javeh si posiziona in questo attuale momento terreno.






venerdì 7 ottobre 2011

Javeh, la sua creazione e la missione d'amore di Gesù - parte 1

Quando Gesù s’incarnò sulla Terra a seguito di una nostra precisa pianificazione – noi, in qualità di figli di Javeh, eravamo al comando di questa operazione – successe un profondo cambiamento sul globo terrestre.
Ciò che Gesù seminò in questo pianeta coinvolse anche i mondi paralleli e tutto quanto circonda l’Universo. Gesù venne e lasciò alcuni semi: "Amatevi l’uno con l’altro", "Perdona il tuo prossimo" e "Il mio regno non è di questo mondo”.
Javeh intanto osservava da vicino ogni azione di Gesù in questo mondo, rimanendone sorpreso, a volte nemmeno intendendo perché agisse in quella maniera, così differente da ciò che egli pensava e soprattutto avrebbe fatto, se fosse stato al suo posto.

Come poteva agire così? La sua missione era chiara: sarebbe dovuto venire sulla Terra e diventare il leader della nazione che Javeh aveva scelto per dominare il pianeta e, proprio attraverso questa stessa nazione, generare una nuova comunità sul pianeta blu.
Javeh vide che Gesù non parlava neanche di lui, del fatto che fosse padrone di tutto ciò che esisteva, che lui era il Dio di questo Universo!

Gesù parlava di un altro Dio, di un Padre Amatissimo che viveva al di fuori di questo Universo e che tutti amava. Ma chi era questo Dio? Lui conosceva soltanto questo Universo e ciò che in esso esisteva; come poteva esserci un altro Dio all’infuori di lui? Javeh non capiva da dove fosse venuto questo essere ora incarnato nel suo pianeta e che dava un messaggio differente da quello che egli stesso aveva programmato.

All’improvviso si ricordò di aver dettato nelle antiche scritture che un messia sarebbe venuto a salvare il popolo ebreo dal dominio ed elevarlo alla categoria di popolo scelto per guidare tutte le nazioni, nel futuro. Ma c’era anche scritto che il messia non sarebbe stato riconosciuto e sarebbe stato ucciso da questo stesso popolo che l’avrebbe ricevuto, poiché non sarebbe stato accettato come loro rappresentante.
Javeh s’avvide allora che Gesù non si sarebbe comportato come accordato, che non avrebbe parlato di lui e che non avrebbe assunto la leadership del popolo ebreo. Gesù sarebbe stato crocefisso dal popolo che avrebbe dovuto comandare.

Javeh niente fece per interferire in ciò che stava succedendo, credendo che il destino che quell’essere si stava preparando ad avere, fosse in realtà ciò che Lui stesso aveva scelto. Avrebbe infatti potuto facilmente liberarsi di tutti quei problemi con un solo pensiero, scomparendo da quel luogo per apparire in un altro. Se invece si stava lasciando ammazzare in quel modo era perché così Lui stesso voleva. E quindi egli, Javeh, non avrebbe interferito.

Non comprendeva neanche la natura di Gesù, non capiva che diversamente da lui Questi era incapace di modificare i pensieri e le azioni di un qualunque essere vivo. Javeh non riusciva neppure a capire cosa significasse rispettare il libero arbitrio di ogni creatura esistente in questo Universo.
Comportandosi come fece, Gesù ci mostrò – a noi figli di Javeh –quanto fosse importante il rispetto per gli esseri viventi di questo pianeta e di tutto l’Universo. Noi avevamo già un’idea più chiara di cosa volesse dire essere un cittadino cosmico e di come ci si dovesse comportare con il Padre Amatissimo, che adesso sapevamo esistere al di fuori di questo Universo.

Quando noi cominciammo a convivere con Gesù per pianificare la sua nascita qui sulla Terra, vedemmo che al di fuori di questo luogo dove noi stessi viviamo, ce ne erano altri, con una miriade di esseri di una natura superiore che conviveva armoniosamente con tutto ciò che esisteva negli Universi creati dal Padre Amatissimo.

Scoprimmo che il nostro dio creatore era differente, e che noi ne eravamo direttamente legati non per affinità, ma per imposizione di circostanze che non dipendevano dalla nostra volontà.
Ci meravigliammo di tutto ciò che vedemmo, imparammo molto nel periodo in cui rimanemmo a fianco di Gesù, al di fuori di questo Universo che Javeh aveva creato.

Ma nostro padre Javeh sentiva ogni cosa, vedeva tutto ciò che stavamo vedendo, pur senza comprendere. Non riusciva a perdere la prospettiva di essere l’unico Dio Creatore, e non voleva dividere con nessuno un processo che nella sua mente – diciamo così – era solo suo, l’unico che poteva creare in questo Universo.

Comprendemmo ciò che in realtà era successo in relazione alla creazione di questo Universo, e che Javeh si stava ancora ricostruendo dopo la divisione che era stata provocata dalla sua entrata in questa realtà dimensionale.
La prima parte di nostro padre Javeh, quella che di tutto ciò che era successo aveva conoscenza, si stava ancora ritrovando, e per questo motivo non riusciva ad interferire e nemmeno mostrarsi al nostro Padre Creatore.
Fummo piuttosto scioccati quando capimmo perché Javeh si comportasse così. 

Gesù ci spiegò che durante la divisione la piccola parte rimasta imprigionata in questo Universo - che si stava formando - nel ricostruirsi aveva tagliato tutti i ponti sia di comprensione su ciò che di fatto era successo, sia di unione dal luogo della sua stessa provenienza.
Quella parte che rimase prigioniera era totalmente indipendente dall’altra che si stava ancora ritrovando!





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